Fitoterapia

Tintura di Fava (Vicia faba) utile nella prevenzione e nella strategia per il controllo della neuro degenerazione parkinsoniana

La fava (Vicia Faba, L. 1753), chiamata dai greci “κύαμος” – kyamos, era una pianta molto rispettata dagli antichi perché ritenuta consacrata agli Dei (diis in sacro est).

Appartenente alla famiglia delle leguminose, la fava custodisce diverse proprietà terapeutiche: potere astringente, antispastico e diuretico sono attribuiti ai suoi baccelli, utili nel trattamento delle infiammazioni delle vie urinarie; i fiori hanno azione antispastica e calmante, impiegati nelle affezioni renali e nelle coliti. La farina ricavata dai semi, bollita in acqua, è utile per trattare le diarree; masticare fave secche aiuta nei catarri intestinali. La tradizione vede l’utilizzo delle fave secche per ridurre la nausea gravidica e per lenire bruciori di stomaco.

La vicia faba deve le sue caratteristiche alla presenza di sostanze dall’alto valore nutritivo: flavonoidi, aminoacidi quali metionina, cistina, lisina, acido aspartico, acido glutammico, alanina, arginina, leucina, tirosina, treonina, triptofano e valina; sali minerali come calcio, fosforo, sodio, potassio, ferro, magnesio, zinco e selenio; vitamine quali A, gruppo B (in particolare B1, B2, B3, B5 e B6), E, K, PP e C, che, oltre a proteggere l’organismo dalle malattie, favorisce anche l’assorbimento del ferro presente (Nda: ancora una volta la natura si dimostra straordinaria creatrice di equilibri vitali).

Il profilo delle sostanze contenute nella vicia faba è arricchito, da un punto di vista terapeutico, dalla presenza della Levodopa (L-Dopa, 4-diidrossi-l-fenilalanina), l’aminoacido precursore di un importante neurotrasmettitore, la Dopamina. La L-Dopa rappresenta tuttora il Gold Standard nel trattamento di una delle più frequenti malattie degenerative del sistema nervoso centrale, il morbo di Parkinson.

Dopo la sintesi del suo racemo del 1911, il suo isomero ‘L’ fu isolato per la prima volta nel 1913 proprio dalla Vicia Faba. Studi clinici, condotti su consumo alimentare di fava e morbo di Parkinson,  hanno rivelato da un lato un aumento dei livelli plasmatici di L-Dopa, dall’altro un prolungamento della risposta motoria insieme a un miglioramento delle performance motorie nei pazienti parkinsoniani osservati.

Dai continui progressi nella comprensione delle attività fisiologiche delle molteplici sostanze vegetali e da recenti studi dell’azione di alcune sul controllo dei sintomi e sul trattamento preventivo, è emerso che le potenzialità terapeutiche della Vicia Faba nel morbo di Parkinson sono legate alla presenza non solo di L-Dopa ma anche di altre preziose molecole.

Da un punto di vista fisiopatologico, nei neuroni dopaminergici nigrostriatali, che nel Parkinson vanno incontro a una selettiva e progressiva degenerazione, con conseguente deplezione di dopamina, sono stati evidenziati markers di stress ossidativo, in particolare di perossidazione lipidica, danno ossidativo al DNA, modificazioni carboniliche in proteine solubili e alterazioni nel complesso I mitocondriale, con disfunzioni appunto nei mitocondri; recenti dati hanno inoltre dimostrato che nel cervello parkinsoniano si ha un aumento sia dei livelli sia dell’attività della superossido dismutasi (SOD) manganese dipendente, a conferma ulteriore del coinvolgimento dello stress ossidativo nella patofisiologia del Parkinson.

Diverse sono le sostanze che hanno dimostrato effetto antiossidante e attività modulatrice sul metabolismo energetico cellulare; tra queste la creatina, sintetizzata da fegato, rene e pancreas a partire dai tre aminoacidi arginina, metionina e glicina, si è dimostrata efficace in diversi modelli animali di patologie neurodegenerative ed è attualmente oggetto di studio in clinical trials nei primi stadi del Parkinson. Arginina, metionina e glicina sono tutti presenti nella Vicia Faba, in cui peraltro si trovano alti livelli di flavonoidi; la loro azione antiossidante può avere effetto protettivo anche a livello neuronale.

A queste molecole si aggiungono i brassinosteroidi, ormoni vegetali, simili agli ormoni steroidei animali,  regolatori dei processi di crescita, i cui maggiori effetti fisiologici nelle piante comprendono la regolazione del bilancio ormonale, dell’attivazione di proteine, della sintesi di acidi nucleici, dell’attività enzimatica, l’aumento della resistenza a fattori ambientali sfavorevoli, stress e malattie. Un recente studio ha evidenziato come il 24-epibrassinolide (24-Epi), presente nella Vicia Faba, aumenti nelle piante le attività enzimatiche antiossidanti della superossido dismutasi, della catalasi e della glutatione perossidasi, appartenenti alla classe delle ossido reduttasi, riducendo la produzione dei ROS (Reacting Oxygen Species). Le proprietà antiossidanti dei brassinosteroidi, chiaramente evidenti nelle piante, suggeriscono in maniera rilevante che questi composti esercitano un ruolo antiossidante e neuro protettivo anche nei mammiferi, attraverso la modulazione dei processi apoptotici, laddove i loro effetti anticancro e antiproliferativi su linee cellulari umane sono stati già dimostrati.

L’applicazione terapeutica della Vicia Faba vede quindi unire in modo complementare all’azione rilevante della L-Dopa, molecola ormai storica, quella emergente dei brassinosteroidi, molecole naturali che si propongono nella prevenzione e nelle strategie complementari per il controllo della neuro degenerazione, come nel morbo di Parkinson.

BIBLIOGRAFIA
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